Giornata Mondiale della Psoriasi.

Gli esperti: “Attenzione alla salute mentale. Necessario migliorare approccio multidisciplinare nei trattamenti”.

Consulcesi lancia un nuovo corso di formazione che mette al centro il paziente

Roma, 28 ott. 2022Cronicità, multifattorialità e la ‘visibilità della malattia’ sulla pelle: tra i principali fattori che fanno della psoriasi una patologia dal pesante impatto psicologico, ancora troppo spesso trascurato. 

A riportare l’attenzione su questa malattia infiammatoria della pelle, “non contagiosa, autoimmune, genetica e recidiva”, sono gli esperti di Consulcesi che in occasione della Giornata mondiale della Psoriasi, celebrata il 29 ottobre, attraverso il nuovo corso di formazione Percorsi diagnostici-terapeutici condivisi per il paziente affetto da psoriasiribadiscono l’importanza di migliorare la qualità della vita delle persone affette attraverso un approccio multidisciplinare e strategie volte ad una maggiore aderenza alle cure.

Secondo gli ultimi dati raccolti, nel mondo vi sarebbero circa 60 milioni di persone affette da questa patologia di cui circa 1,4 milioni solo in Italia. Tra questi, dichiara l’IFPA (International Federation of Psoriatic Disease Associations) un quarto presenta segni di depressione, e il 48% disturbi d’ansia.

Numeri particolarmente preoccupanti soprattutto se si considera che questi “sottostimano ampiamente il problema” come specifica anche l’IFPA, poiché provengono solo dal 19% dei Paesi che oggi raccolgono dati epidemiologici sulla psoriasi.

“Una patologia con la quale è difficile convivere perché, oltre ad essere caratterizzata da fastidiosi sintomi (dal dolore articolare e il prurito cutaneo) non guarisce e, se non trattata adeguatamente, tende a ripresentarsi in forme anche peggiori”, spiega Paolo Misericordia, Medico Chirurgo specializzato in Endocrinologia e Responsabile Centro Studi e Area ICT di FIMMG, nonché tra i docenti del corso ECM di Consulcesi, che si unisce all’appello dell’IFPA invitando a riconoscere “la salute mentale come una parte significativa della vita con la malattia psoriasica”.

Fattori come lo stress, infatti, possono contribuire notevolmente all’esacerbazione della malattia. “Eventi stressanti possono essere responsabili dell’insorgenza della patologia e/o innescare nuove reazioni cutanee. A loro volta, i sintomi fisici sono sia fisicamente che emotivamente stressanti e possono portare a privazione del sonno, stanchezza ed effetti negativi sul benessere psicologico”, aggiunge l’esperto. 

Il risultato? Una prima indagine globale sul tema della felicità nelle persone affette da psoriasi ha riportato che il 54% degli intervistati sperimenta un livello di stress e ansia superiore alla media, scrive l’IFPA.

Sebbene oggi grazie a nuove terapie, farmaci locali e sistemici, è possibile ‘spegnere’ quasi tutte le forme della patologia, come sottolineano anche gli esperti nel corso, “ancora troppi casi vengono ‘trascinati’ nel tempo, di specialista in specialista, prima di giungere ad una gestione pressoché ottimale della condizione”.

Come spiega ancora Misericordia, tra le cause principali, oltre alla multifattorialità che caratterizza la patologia e che si concretizza nell’insorgenza di altre comorbidità, spesso si assiste ad una scarsa compliance alle cure e ad una collaborazione da migliorare tra medici di famiglia e specialisti che dovrebbe essere finalizzata alla sinergia più efficace per il follow-up della malattia.

“Sappiamo che la carenza di Medici di Medicina Generale fa sì che quelli presenti hanno in carico un numero di pazienti ben superiore ai livelli ideali per poter dedicare a tutti le dovute attenzioni – commenta l’endocrinologo – ma oggi, anche grazie alla telemedicina i diversi specialisti impegnati nella gestione del paziente affetto da psoriasi possono collaborare molto più proficuamente, migliorando notevolmente la qualità della vita di questi”.  

Accanto alla condivisione di cartelle cliniche, terapie e immagini delle manifestazioni cutanee, gli esperti suggeriscono allora una condivisione di strategia tra i professionisti, “dal reumatologo al dermatologo, passando per lo psicologo e il nutrizionista”, per “un approccio integrato e multidisciplinare che non trascuri il benessere mentale del paziente e metta questo nella condizione di vivere più serenamente possibile la patologia cronica”, conclude Misericordia introducendo il corso disponibile fino al 31 dicembre, data ultima per il conseguimento dei crediti formativi ECM obbligatori previsti per tutti i camici bianchi.

Massimo Tortorella

Consulcesi: ferie non godute, l’azienda paga il medico in pensione

Con una sentenza del Tribunale Ordinario di Modena al medico è stato riconosciuto il diritto a ricevere un’indennità per le ferie maturate e non godute in anni di attività.

Ogni anno, 5 milioni di giorni di ferie arretrati per medici e dirigenti sanitari

Le ferie sono un diritto a cui nessun operatore sanitario dovrebbe rinunciare. Non solo. L’azienda è tenuta ad assicurarsi, attivamente e in piena trasparenza, che ogni operatore sanitario fruisca effettivamente delle ferie, mettendolo nelle migliori condizioni per poterlo fare. Questi sono alcuni dei principi comunitari, ribaditi più volte dalla Corte di Giustizia Europea, che hanno ispirato la sentenza recentemente emessa dal Tribunale Ordinario di Modena a favore di un medico che, in tanti anni di lavoro, ha accumulato un numero straordinario di ferie maturate e non godute. Il giudice ha stabilito che il medico ha diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva, aprendo così alla possibilità per altri operatori sanitari di essere risarciti. Ha infatti implicazioni importanti questa sentenza ottenuta grazie all’impegno del network legale Consulcesi & Partners, che ogni giorno raccoglie lo sfogo di migliaia di medici che, per carenze di organico e problemi organizzativi aziendali, si vedono annullati i loro piani ferie e costretti a rinunciare ai giorni di riposo. 

Il tema verrà trattato approfonditamente in una diretta Facebook condotta dall’Avvocato di Consulcesi & Partners Francesco  Del Rio, lunedì 28 febbraio ore 14 al link: https://www.facebook.com/events/1018614642066264/?ref=newsfeed

Sono 5 milioni di giorni di ferie accumulate negli anni e ancora non godute da parte dei medici e dirigenti sanitari del SSN. Tra le cause dichiarate, ci sono difficoltà nell’organizzazione dei servizi e calo progressivo delle dotazioni organiche iniziato dal 2009. Sono i dati diffusi da un recente rapporto di ANAOO ASSOMED, l’associazione dei Medici Dirigenti. Se si unisce l’area medica e quella chirurgica, viene fuori che il 73% degli intervistati ha fra i 30 e gli oltre 120 giorni di ferie non godute.

“Questa nuova sentenza conferma con forza che le ferie retribuite non godute dal medico non sono definitivamente perse”, sottolineano i legali C&P. “Anzi i medici possono legittimamente reclamare il risarcimento del danno patito ovvero, in certi casi, il pagamento di un indennizzo finanziario sostitutivo”, aggiungono. Neanche l’emergenza Covid-19 può annullare questo diritto. “L’azienda sanitaria ha il dovere di organizzare al meglio le turnistiche di lavoro, vigilando perché tutti possano concretamente e pienamente godere – ribadiscono i legali – delle ferie maturate, avvisando i lavoratori delle modalità di utilizzo e dei rischi connessi alla mancata fruizione” – sottolineano i legali – “Il problema delle ferie non godute non è certo nuovo ma esistente già prima della pandemia Covid e da un punto di vista legale, se il medico non riesce a godere delle sue ferie per impedimenti che non dipendono dalla sua volontà ma dal datore di lavoro, ha diritto ad ottenere il pagamento dell’indennità sostitutiva”. 

Per ricorrere alle vie legali la finestra temporale è più ampia di quanto previsto. “La prescrizione inizia a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro e non dall’anno a cui competono i giorni di ferie non goduti”, specifica la sentenza raccolta dai legali. La forza di questi e di altri motivi, da sempre fortemente sostenuti da Consulcesi & Partners per i propri clienti, hanno già persuaso le aziende sanitarie convenute a preferire la strada della transazione, riconoscendo ai sanitari ricorrenti un consistente importo economico, con conseguenti riflessi favorevoli anche sui futuri compensi previdenziali.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Più tutela legale per gli associati alla Cisl Fp: siglata partnership con Consulcesi & Partners

Maggiore sostegno e tutela per i suoi associati tra gli obiettivi annunciati con un video dalla Cisl Funzione Pubblica nel corso del VI Congresso Nazionale concluso da poco a Napoli. È stato siglato l’accordo con Consulcesi & Partners, per assicurare a tutti gli iscritti l’opportunità di accedere ad un servizio completo di consulenza legale e di assistenza, sia giudiziale che stragiudiziale, nelle maggiori aree di interesse: diritto civile, amministrativo, penale, assicurativo, tributario e fiscale, societario, ma anche lavoro e previdenza.

“Vogliamo offrire un servizio fondamentale, che è già presente per altri professionisti come i medici, e che deve essere anche alla portata dei dipendenti nel nostro comparto”, queste le parole di Maurizio Petriccioli, Segretario Generale Cisl Fp all’indomani della partnership.

“In un momento storico che vede la necessità di importanti riforme nella pubblica amministrazione, sentiamo di dover arricchire il sostegno ai nostri associati. Consulcesi, con la sua professionalità e competenza è l’alleato giusto per garantire a questi maggiore giustizia e tutela”, aggiunge Franco Berardi, Segretario Nazionale Cisl Fp

L’accordo permette agli associati Cisl fp di usufruire del servizio “Mio avvocato”: un’attività di consulenza legale a 360 gradi, che copre problematiche relative sia alla sfera lavorativa che a quella privata

Il team di consulenti legali di Consulcesi & Partners è infatti a disposizione di tutti gli iscritti dal primo manifestarsi della controversia fino alla sua risoluzione, attraverso soluzioni personalizzate e aderenti alle necessità del caso. 

I termini dell’accordo. Nello specifico, gli associati Cisl Fp avranno accesso a un numero illimitato di consulenze legali, potranno richiedere l’esame di documenti (per un massimo di tre), e accedere ad una assistenza legale, qualora vi fosse necessario, a condizioni più vantaggiose e su una scontistica appositamente delineata. L’accordo consente inoltre di richiedere la stesura di tre lettere formali di diffida per problematiche riconducibili a diversi ambiti: dall’accesso ad atti amministrativi, alla contestazione in materia di responsabilità sanitaria e di fatture utenze e in materia condominiale. Il professionista iscritto a Cisl Fp può inoltre richiedere agli avvocati di Consulcesi & Partners la stesura di tre pareri legali su quesiti riconducibili a problematiche relative all’esercizio dell’attività lavorativa.

Oltre alla Convenzione citata, e con l’occasione della sede congressuale, il mondo C&P ha poi colto l’opportunità per annunciare anche il nuovo importante servizio su diritto all’oblio, per far rimuovere quei contenuti critici, falsi o scorretti che possano compromettere la professionalità e ledere la reputazione. L’analisi per ogni professionista sanitario è gratuita e un team di esperti elimina le notizie false, i commenti ingiuriosi, le informazioni lesive per l’immagine e i dati trattati illecitamente secondo la normativa vigente e il diritto all’oblio riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea. 

Iscriversi al servizio “Mio Avvocato” è semplice: si può chiamare il numero verde dedicato 800.122.767 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 18:00), oppure attraverso la pagina dedicata alla convenzione Cisl Fp e Consulcesi & Partners.

Ufficio stampa Consulcesi & Partners 380-4648501, Massimo Tortorella

Covid: operatori sanitari allo stremo, tra turni massacranti e minacce da no vax

Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi: “Da quando è scoppiata la quarta ondata siamo stati sommersi da segnalazioni da parte di operatori sanitari: doppi turni non retribuiti, pressioni e minacce da parte dei no vax. È inaccettabile e per questo il nostro servizio di consulenza legale gratuita a disposizione di tutti coloro che necessitano di supporto”

Roma, 19 gennaio 2022 – Sono passati due anni dall’inizio della pandemia, ma la musica è cambiata poco. Non c’è tregua per gli operatori sanitari che, oltre a dover gestire ancora carichi di lavoro disumani, si ritrovano a dover subire pressioni e minacce dal popolo no vax. 

“Da quando è scoppiata la quarta ondata siamo stati sommersi da segnalazioni da parte di operatori sanitari: doppi turni non retribuiti, pressioni e minacce da parte dei no vax”, riferisce Massimo Tortorella, presidente Consulcesi. 

Nel mirino i medici che lavorano negli ospedali, ma anche i medici di famiglia. “Di recente abbiamo fornito consulenza ad un medico di medicina generale – racconta Francesco Del Rio, avvocato di Consulcesi & Partners- che lamentava il fatto di venir minacciato da un paziente che pretendeva il rilascio del certificato di esenzione da vaccino, senza che vi fossero i presupposti previsti dalla legge” 

“Sappiamo di pazienti – continua Tortorella -che in terapia intensiva minacciano gli operatori sanitari, rifiutano le cure e poi cambiano idea. I medici si ritrovano a lavorare in un ambiente ostile e non di rado fanno fatica a interpretare la volontà dei pazienti”.

Se a questo ci aggiungiamo turni impossibili, ferie saltate e ore in più di lavoro non retribuite, è facile immaginare l’attuale stato d’animo degli operatori sanitari. “A pagarne le conseguenze – sottolinea Tortorella – sono anche i cittadini, che hanno diritto di ricevere cure in un ambiente sereno”. 

In realtà, quello dei turni massacranti è un problema annoso. Già più di dieci anni fa l’Unione Europea ha bacchettato l’Italia per il mancato rispetto della direttiva 2003/88/CE che promuove il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori e che stabilisce un orario settimanale massimo di 48 ore, compreso lo straordinario, e un periodo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive. Pur recependo tale direttiva, dal 2008 al 2015 l’Italia ne ha vanificato gli effetti attraverso due diverse normative del 2008 che avevano efficacia solo per gli operatori sanitari. Il 25 novembre 2015 l’Italia si è infatti adeguata, ma solo formalmente, perché nei fatti le violazioni persistono. Sono già tanti i medici e i sanitari che si sono rivolti al network legale di Consulcesi che ha messo a disposizione un servizio di consulenza gratuita per avere informazioni sulla possibilità di tutelarsi, contattando l’800.122.777 oppure direttamente attraverso il sito www.consulcesi.it di Massimo Tortorella

Vertenza ex specializzandi: si allunga la striscia vincente in Tribunale

Stato condannato a pagare altri 5 milioni ad altri 200 medici

Altre 4 sentenze positive dopo le 3 delle scorse settimane per le azioni lanciate da Consulcesi 

Una recente pronuncia del Tribunale di Firenze raddoppia i rimborsi per ogni anno frequentato e allunga i tempi per la prescrizione.

Avv. Tortorella (Consulcesi): “Affermate le tesi che Consulcesi ha sempre portato avanti con il parere pro-veritate del presidente Di Amato”

Roma, 22 giu. Se fosse una partita di calcio la questione dei medici ex specializzandi sarebbe così: in una metà campo, lo Stato gioca in difesa con un contenzioso medici-Stato insoluto che dura da anni, dall’altro lato gli ex specializzandi nei Tribunali come la nazionale di Mancini attaccano e vincono a punteggio pieno. E quindi, mentre l’accordo transattivo si fa attendere, continua la sequenza di vittorie in favore dei medici ex specializzandi. Alle tre sentenze positive annunciate dal network legale Consulcesi qualche settimana fa che restituivano 4 milioni di euro a 164 medici, si aggiungono altre quattro sentenze in favore di circa 200 medici. “Ancora una volta, – commenta il legale di Consulcesi – il tribunale di Roma condanna la presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare quasi 5 milioni di euro ai medici che si erano specializzati negli anni dal’83 al 91 per la mancata attuazione di direttive comunitarie e per il mancato riconoscimento dell’adeguata remunerazione durante i corsi di specializzazione”.  

Nell’ultimo mese e mezzo sono state 7 le pronunce positive a favore dei professionisti tutelati da Consulcesi, network legale che su questa vertenza ha già ottenuto più di mezzo miliardo a favore dei suoi assistiti. A questi medici, durante la specializzazione, sostanzialmente non era stata riconosciuta la corretta remunerazione in violazione delle direttive comunitarie in materia. Una pesante ingiustizia, subita solo dai medici italiani nel periodo compreso tra il 1978 ed il 2006. 

Queste sentenze seguono una recente pronuncia del tribunale di Firenze che modifica il quadro giurisprudenziale in favore dei medici. In particolar modo, il Tribunale toscano afferma che la prescrizione non può iniziare a decorrere – come Consulcesi aveva sempre affermato – finché permane l’elemento di incertezza in ordine ai criteri di riconoscimento dei diritti in favore dei medici. 

Altra novità è in ordine al quantum risarcitorio a cui hanno diritto i medici che si erano specializzati negli anni che vanno dal 83 al 91. Il tribunale di Firenze parametra al d. lgs. Del 1991, quindi la norma di attuazione delle direttive, riconoscendo ai medici più di 11 mila euro per ogni anno di specializzazione.

Sugli ex specializzandi l’orientamento giuridico sta cambiando. Sono state affermate le tesi che Consulcesi ha sempre portato avanti con il parere pro-veritate del presidente Di Amato e con la recente pronuncia del Tribunale di Firenze sono stati addoppiati i rimborsi per ogni anno frequentato e allungati i tempi per la prescrizione.

Consulcesi ha messo a disposizione un servizio di consulenza gratuita per avere informazioni sulla possibilità di intraprendere un’azione legale, contattando l’800.122.777 oppure direttamente attraverso il sito www.consulcesi.it.

Ufficio stampa Consulcesi

Covid: terapia domiciliare fondamentale, no a cortisone e antibiotici

Nel corso di formazione professionale Ecm di Consulcesi “La gestione del paziente Covid-19 nel contesto domiciliare” tutte le informazioni più aggiornate con la consulenza di Emanuele Nicastri direttore malattie infettive Istituto Spallanzani di Roma

La gestione del paziente Covid-19 a casa è centrale in questa pandemia, che sta mettendo a dura prova le strutture ospedaliere. Ma per poter sfruttare appieno le potenzialità della medicina territoriale è necessario seguire protocolli standardizzati, omogenei e integrati. Per questo è fondamentale che gli operatori deputati alla gestione del paziente Covid-19 nel domicilio stiano al passo con le ultime – e in continuo aggiornamento – strategie per l’assistenza, il monitoraggio e la cura nel domicilio. È questo l’obiettivo del corso di formazione professionale ECM di Sanità In-Formazione per Consulcesi Club dal titolo “La gestione del paziente Covid-19 nel contesto domiciliare”.

“La gestione del paziente a casa è fondamentale per ridurre la pressione sugli ospedali”, conferma Emanuele Nicastri, direttore della divisione di malattie infettive ad alta intensità di cura e altamente contagiose dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e docente del corso ECM. “Ma bisogna stare attenti a farlo in maniera appropriata, evitando prima di tutto l’utilizzo di farmaci che andrebbero prescritti solo in ambito ospedaliero”, aggiunge. Eppure, dopo oltre un anno dall’inizio della pandemia, ancora oggi si assistono a prescrizioni mediche inappropriate che, anziché aiutare i pazienti, rischiano di peggiorare la loro situazione. “Bisogna ad esempio evitare di prescrivere cortisone, antibiotici ed eparina come trattamento per la gestione domiciliare del paziente Covid-19”, sottolinea Nicastri. “Abbiamo evidenze – continua – che l’uso di cortisone nel paziente che non ha bisogno di ossigeno è dannoso. Vi è un incremento del 19 per cento della mortalità. Il cortisone, infatti, prolunga la fase virale e nasconde i sintomi. Ci fa perdere di vista il calo di saturazione che è un parametro fondamentale per decidere il ricovero”. Il cortisone rientra infatti nei trattamenti che, nella gestione dell’infezione Covid-19, vanno erogati in ospedale, così come l’eparina. Anche l’antibiotico andrebbe evitato. “Perché dovremmo immaginare una coinfezione batterica in un paziente Covid-19?”, dice Nicastri. “Solo l’8 per cento dei pazienti ha una condizione batterica e a casa questa percentuale è ancora più bassa”, aggiunge.

La gestione del paziente Covid-19 nel domicilio si basa in buona parte su interventi non farmacologici, come indicazioni su stili di vita, modalità di comportamento per l’isolamento, per la respirazione, la quarantena, ecc. I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, nel momento in cui vengono a conoscenza di un caso tra i propri pazienti devono farsi carico di diversi compiti, nello svolgimento dei quali ha la facoltà di coinvolgere le Unità speciale di continuità assistenziale (USCA), il cui scopo è di operare in collaborazione con i medici di famiglia e pediatri nella gestione domiciliare dei pazienti in quarantena o isolamento.

Il monitoraggio quotidiano a distanza delle condizioni dei pazienti in isolamento è fondamentale, poiché circa il 10-15% dei casi lievi degenerano in forme severe della malattia. Dal canto suo il paziente deve essere anche istruito, laddove possibile, all’automonitoraggio di un parametro importantissimo, cioè quello della saturazione dell’ossigeno, un abbassamento della quale sta a indicare un aumento del decorso negativo della malattia e di prognosi infausta. Assieme alla saturazione, il paziente può verificare anche la frequenza cardiaca.  Tra gli altri interventi a domicilio, oltre ai farmaci deputati al controllo dei sintomi, è raccomandata una buona idratazione e nutrizione, ed eventualmente il paziente può essere istruito alla pronazione per favorire l’ossigenazione.

Consulcesi – Massimo Tortorella

SCUOLA, CONSULCESI: BOOM DI SEGNALAZIONI DOPO CONCORSO STRAORDINARIO INSEGNANTI

Consulcesi attiva lo sportello informativo gratuito su www.ricorsoinsegnanti.it

I primi risultati del concorso straordinario insegnanti non placano gli animi di migliaia di insegnanti il cui destino è appeso a un filo. A due mesi dal termine della prova, sono già centinaia di segnalazioni di irregolarità che si sarebbero verificate nelle diverse sedi d’esame.
È quanto dichiara il team di avvocati di Consulcesi, da oltre 20 anni specialista nei ricorsi di concorsi e test d’ammissione universitaria. “Molti insegnanti, dopo aver partecipato al concorso straordinario docenti, hanno difficoltà a capire chi avrà accesso all’insegnamento di ruolo perché i risultati non sono ancora stati completamente pubblicati. – afferma Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi – Molti docenti, dopo l’esito, hanno avviato il ricorso al Tar e, a seguito di vittoria, sono stati riammessi alle prove suppletive previste per il 14 maggio”.

E a proposito delle presunte irregolarità dichiara: “Le prove si sono ormai concluse eppure, da ogni parte d’Italia, continuiamo a ricevere segnalazioni di irregolarità per mancanza di sicurezza, tastiere non funzionanti, mancata distanza con 20-25 persone in aule piccole e senza alcun controllo della temperatura. A Napoli mancavano sede e commissari d’esame, ed i candidati si sono rivolti ai carabinieri” La confusione generata dal concorso straordinario, svolto a febbraio scorso, sta mettendo a dura prova la pazienza degli oltre 32mila docenti, che a pochi mesi dal rientro tra i banchi di scuola, non sapranno quale sarà il loro destino. A fronte di questa gestione caotica, Consulcesi ha deciso di offrire una consulenza gratuita a tutti gli insegnati che abbiano dubbi rispetto alla regolarità dello svolgimento della prova o in merito agli esiti individuali del concorso. Per richiedere supporto è possibile collegarsi al sito www.ricorsoinsegnanti.it”.

Chi avesse assistito a manifeste irregolarità, – prosegue Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi – non aspetti la pubblicazione dei risultati; contatti subito e racconti la sua esperienza. Si valuterà insieme, a graduatoria pubblicata, la possibilità di intraprendere un ricorso – individuale o collettivo – al TAR per far valere i propri diritti. L’importante è non arrendersi proprio ora, dopo anni in cui si aspettava questa opportunità” conclude Tortorella.

Fase 2: consulti online, medici a rischio sanzioni

Consigli da Consulcesi per tutelare i dati dei pazienti 

App, messaggi e videochiamate piacciono a medici e pazienti, creano un rapporto diretto, riducono i tempi d’attesa e cancellano la burocrazia: la prova è arrivata durante la quarantena con un’impennata di webinar, consulti telefonici e online. “Ma attenzione, senza le dovute cautele, si può compromettere un bene prezioso, il cui valore è ancora sottovalutato, i dati personali e sanitari del paziente”. A lanciare l’allarme è Consulcesi, network legale che tutela gli operatori sanitari. 

“Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché sono i depositari dei dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa. In caso di errato trattamento, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale”, chiarisce Ciro Galiano, avvocato consulente di Consulcesi ed esperto in privacy e digitale. 

Consulcesi offre alcuni consigli che i professionisti possono seguire per tutelare la privacy dei pazienti: se il medico ha introdotto nuovi sistemi di comunicazione, prima di utilizzarli deve applicare una nuova informativa per la tutela dei dati e aggiornare i documenti relativi alla gestione della privacy e del consenso informato. Verificare se i software informatici utilizzati sono a norma, nonché controllare il sistema di protezione antivirus e dei programmi, ma soprattutto accertare l’adeguatezza della documentazione rilasciata al cliente. Il network propone inoltre l’utilizzo di app di messaggistica istantanea dedicate. Infine, sarebbe buona prassi che i medici che vogliano utilizzare i social media facciano attenzione nel dare consigli tramite social, che abbiano una gestione attenta delle opzioni di privacy delle piattaforme e ne leggano attentamente i termini contrattuali”. 

Medici di famiglia: “Guardia alta, basta poco per tornare indietro”

“Anche se oggi l’opinione pubblica ha una percezione del virus più serena che nelle scorse settimane, il nostro invito è a tenere alta la guardia. Per la fase due servono cautele massime. Basta pochissimo per ritrovarsi nuovamente in condizioni critiche ed è per questo che voglio ringraziare quanti sono al fianco dei medici di medicina generale donando preziosissimi dispositivi di protezione individuale, garanzia di salute anche dei cittadini”. Lo sottolinea Silvestro Scotti, segretario nazionale Federazione italiana dei medici di medicina generale, commentando la donazione di 6.000 mascherine del tipo Ffp2 da parte di Consulcesi. 

“Le mascherine saranno immediatamente distribuite sul territorio, in modo particolare in alcuni studi a maggior rischio, e serviranno ad incrementare le scorte acquistate grazie alla campagna ‘Aiutaci a proteggere il tuo amico di famiglia’”, conclude Scotti. 

Allarme aggressioni sanitarie: al Telefono Rosso preoccupazioni e disagio dei camici bianchi

Tortorella (Consulcesi): “Gli operatori sanitari hanno paura, dobbiamo arrivare alla scorta?”  Consulenza legale gratuita per chi denuncia aggressioni, soluzione resta l’Arbitrato della Salute. Appello al ministro Speranza: «Insieme a Ddl anti-violenza anche quello sull’Arbitrato della Salute. Disposti a mettere a disposizione la nostra task force e ad un confronto coinvolgendo istituzioni sanitarie e associazioni pazienti»

La petizione #bastaodiomedicopaziente su Change.org supera le 20mila firme

“Videocamere sulle ambulanze, rafforzamento dei presidi di vigilanza e sicurezza nei Pronto soccorso, manca solo di predisporre un servizio di scorta per il personale sanitario. Dobbiamo arrivare a questo?». Lo chiede Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi (realtà di riferimento legale per oltre 100mila medici e operatori sanitari) riportando la forte situazione di disagio che i camici bianchi italiani stanno sfogando al Telefono Rosso, il servizio di pronto soccorso telefonico per la violenza in corsia messo a disposizione dal network legale. «L’escalation di episodi di violenza raccontata dai media in questi giorni – spiega Tortorella – sembra concentrarsi a Napoli, o al massimo in Campania, ma in realtà è un fenomeno molto più ampio e diffuso perché purtroppo molti casi non vengono denunciati per vergogna, rassegnazione e anche per il timore di ritorsioni». Dalle numerose chiamate giunte al Telefono Rosso lo spaccato che emerge è quello di una classe medico-sanitaria che non sente di avere le adeguate garanzie in termine di sicurezza nello svolgimento della professione.   

«Bene le prime reazioni politiche sulle aggressioni in Campania al personale sanitario, ma non bastano i buoni propositi per contrastare quello che è diventato un vero e proprio allarme sociale. I medici hanno paura, – commenta Massimo Tortorella, presidente Consulcesi – è necessario agire tempestivamente per garantire sicurezza e tutela al personale sanitario quotidianamente impegnato a servizio della comunità».

Oltre ad un primo supporto attraverso il numero verde 800620525 del Telefono Rosso e ad offrire la tutela legale gratuita alle vittime di aggressioni, Consulcesi crede che la piaga delle aggressioni debba essere contrastata e arginata seguendo due strade: nell’immediato è necessario che tutti i professionisti sanitari siano adeguatamente formati a gestire situazioni di pericolo, dall’altra va ricreato un sano rapporto medico-paziente. 

In tal senso va la proposta di istituire l’Arbitrato della Salute, una camera di compensazione tra le parti, tesa a raffreddare quel clima di intolleranza che ha preso di mira in particolar modo il mondo medico sanitario con un escalation di aggressioni nei pronto soccorso e negli studi privati, susseguirsi di denunce (molto spesso pretestuose, tant’è che nel 90% dei casi circa finisce in un nulla di fatto) nei confronti degli operatori, con conseguente aumento del ricorso alla medicina difensiva (e relativi costi eccessivi per le casse pubbliche), preoccupazione da parte delle associazioni di consumatori per il livello di formazione del personale sanitario. Tutto questo rischia di distruggere definitivamente il rapporto medico-paziente

«Dobbiamo collaborare tutti insieme a generare un sistema virtuoso – conclude Tortorella -, un luogo di confronto e non di contrapposizione per medici e pazienti. Abbiamo presentato questa proposta lo scorso anno al Ministero della Salute, era stato avviato anche l’iter per un Disegno di Legge e ci auguriamo ora che il ministro Roberto Speranza che ha già chiesto di accelerare sul Ddl anti-violenza, tenga in considerazione anche la nostra proposta. Siamo disposti a mettere a disposizione il nostro know-how, dare il nostro contributo insieme a tutte le parti in causa, comprese le associazioni che rappresentano i pazienti. Intanto la nostra petizione attiva su Change.org per dire basta all’odio tra medico e paziente e promuovere la creazione del Tribunale della Salute ha superato le 20mila firme ed è possibile ancora aderire a questo link:  https://www.change.org/p/subito-il-tribunale-della-salute-basta-contrapposizioni-tra-medici-e-pazienti