Salute, Oms: “Infezioni in ospedale nel 70% dei casi evitabili con formazione adeguata”

Una siringa non gettata correttamente, una garza riutilizzata per errore, scarsa igiene nelle stanze. Gli ospedali, luoghi che dovrebbero essere deputati alla cura delle malattie, sono tra le aree più comuni per la diffusione di infezioni. Secondo l’Oms, ogni 100 pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere, ben 7 contraggono un’infezione, nei Paesi ad alto reddito e 15 pazienti in quelli a basso e medio reddito. Ben 1 su 10 va incontro al decesso, secondo l’ultimo rapporto dell’OMS ‘Global report on infection prevention and control’. E il 70% di questi, – dice l’Oms, – potrebbero essere evitati attraverso una maggiore prevenzione, formazione del personale per l’implementazione dei protocolli di sicurezza e una migliore igiene negli ambienti ospedalieri.

“L’errata gestione dei rifiuti sanitari è tra i responsabili nascosti della diffusione di malattie infettive negli ospedali” sostiene Gian Piero Trasolini, Ingegnere ambientale  “un fenomeno ancora poco considerato se pensiamo che tra le circa 16 miliardi di iniezioni che vengono fatte ogni anno non tutti gli strumenti, in primis, aghi e siringhe vengono smaltiti in modo sicuro”, aggiunge l’esperto che con Consulcesi ha lanciato un nuovo corso di formazione ECM volto proprio a favorire una migliore gestione dei rifiuti ospedalieri in conformità con la normativa vigente.

I suoi timori sembrano trovare conferma negli ultimi dati disponibili provenienti dall’ Osservatorio Italiano 2017 sulla Sicurezza per gli operatori sanitari secondo cui solo 1 ospedale su 2 utilizzava dispositivi di sicurezza contribuendo ai 130 mila incidenti a rischio di contagio che si verificavano ogni anno in Italia. “il 75% degli incidenti consiste in punture e lesioni, il 25% in contaminazione con sangue e liquidi biologici”, scriveva l’INAIL riportando i dati dell’Osservatorio. 

“La formazione e l’informazione di tutti gli operatori coinvolti lungo la catena di smaltimento dei rifiuti è fondamentale, oltre che per i gravissimi danni causabili alla salute del singolo, – aggiunge Trasolini – per garantire il rispetto della normativa, la cui violazione esporrebbe i datori di lavoro a sanzioni di natura penale e l’azienda a sanzioni pecuniarie, interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza”.

Il corso di formazione “La gestione dei rifiuti sanitari: normativa e sostenibilità ambientale” è aperto a tutti i medici e operatori sanitari ed è disponibile fino al 31 dicembre 2022, termine ultimo per l’acquisizione dei crediti formativi ECM obbligatori previsti per il triennio 2020-2022. Il volume racconta lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri a 360 gradi: partendo da un quadro generale sulle varie tipologie di rifiuti sanitari, sul deposito temporaneo e sulla sterilizzazione all’interno della struttura sanitaria, inquadra la gestione dei rifiuti all’interno della normativa e approfondisce i Decreti-legge di riferimento. Parte fondamentale della formazione sottoforma di e-book sarà anche la definizione dei criteri metodologici per la valutazione della caratterizzazione di pericolo HP9 – Infettivo e il focus sull’impatto ambientale associato ai processi di trattamento e smaltimento dei rifiuti sanitari, sugli impianti attualmente presenti in Italia e sulle possibili azioni di riciclo e riuso di questa tipologia di scarti.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Giornata Mondiale della Psoriasi.

Gli esperti: “Attenzione alla salute mentale. Necessario migliorare approccio multidisciplinare nei trattamenti”.

Consulcesi lancia un nuovo corso di formazione che mette al centro il paziente

Roma, 28 ott. 2022Cronicità, multifattorialità e la ‘visibilità della malattia’ sulla pelle: tra i principali fattori che fanno della psoriasi una patologia dal pesante impatto psicologico, ancora troppo spesso trascurato. 

A riportare l’attenzione su questa malattia infiammatoria della pelle, “non contagiosa, autoimmune, genetica e recidiva”, sono gli esperti di Consulcesi che in occasione della Giornata mondiale della Psoriasi, celebrata il 29 ottobre, attraverso il nuovo corso di formazione Percorsi diagnostici-terapeutici condivisi per il paziente affetto da psoriasiribadiscono l’importanza di migliorare la qualità della vita delle persone affette attraverso un approccio multidisciplinare e strategie volte ad una maggiore aderenza alle cure.

Secondo gli ultimi dati raccolti, nel mondo vi sarebbero circa 60 milioni di persone affette da questa patologia di cui circa 1,4 milioni solo in Italia. Tra questi, dichiara l’IFPA (International Federation of Psoriatic Disease Associations) un quarto presenta segni di depressione, e il 48% disturbi d’ansia.

Numeri particolarmente preoccupanti soprattutto se si considera che questi “sottostimano ampiamente il problema” come specifica anche l’IFPA, poiché provengono solo dal 19% dei Paesi che oggi raccolgono dati epidemiologici sulla psoriasi.

“Una patologia con la quale è difficile convivere perché, oltre ad essere caratterizzata da fastidiosi sintomi (dal dolore articolare e il prurito cutaneo) non guarisce e, se non trattata adeguatamente, tende a ripresentarsi in forme anche peggiori”, spiega Paolo Misericordia, Medico Chirurgo specializzato in Endocrinologia e Responsabile Centro Studi e Area ICT di FIMMG, nonché tra i docenti del corso ECM di Consulcesi, che si unisce all’appello dell’IFPA invitando a riconoscere “la salute mentale come una parte significativa della vita con la malattia psoriasica”.

Fattori come lo stress, infatti, possono contribuire notevolmente all’esacerbazione della malattia. “Eventi stressanti possono essere responsabili dell’insorgenza della patologia e/o innescare nuove reazioni cutanee. A loro volta, i sintomi fisici sono sia fisicamente che emotivamente stressanti e possono portare a privazione del sonno, stanchezza ed effetti negativi sul benessere psicologico”, aggiunge l’esperto. 

Il risultato? Una prima indagine globale sul tema della felicità nelle persone affette da psoriasi ha riportato che il 54% degli intervistati sperimenta un livello di stress e ansia superiore alla media, scrive l’IFPA.

Sebbene oggi grazie a nuove terapie, farmaci locali e sistemici, è possibile ‘spegnere’ quasi tutte le forme della patologia, come sottolineano anche gli esperti nel corso, “ancora troppi casi vengono ‘trascinati’ nel tempo, di specialista in specialista, prima di giungere ad una gestione pressoché ottimale della condizione”.

Come spiega ancora Misericordia, tra le cause principali, oltre alla multifattorialità che caratterizza la patologia e che si concretizza nell’insorgenza di altre comorbidità, spesso si assiste ad una scarsa compliance alle cure e ad una collaborazione da migliorare tra medici di famiglia e specialisti che dovrebbe essere finalizzata alla sinergia più efficace per il follow-up della malattia.

“Sappiamo che la carenza di Medici di Medicina Generale fa sì che quelli presenti hanno in carico un numero di pazienti ben superiore ai livelli ideali per poter dedicare a tutti le dovute attenzioni – commenta l’endocrinologo – ma oggi, anche grazie alla telemedicina i diversi specialisti impegnati nella gestione del paziente affetto da psoriasi possono collaborare molto più proficuamente, migliorando notevolmente la qualità della vita di questi”.  

Accanto alla condivisione di cartelle cliniche, terapie e immagini delle manifestazioni cutanee, gli esperti suggeriscono allora una condivisione di strategia tra i professionisti, “dal reumatologo al dermatologo, passando per lo psicologo e il nutrizionista”, per “un approccio integrato e multidisciplinare che non trascuri il benessere mentale del paziente e metta questo nella condizione di vivere più serenamente possibile la patologia cronica”, conclude Misericordia introducendo il corso disponibile fino al 31 dicembre, data ultima per il conseguimento dei crediti formativi ECM obbligatori previsti per tutti i camici bianchi.

Massimo Tortorella

Test Medicina: Consulcesi, con riforma “doppia” chance per entrare, ma non premia merito

Marco Tortorella, legale di Consulcesi: “Dare agli studenti la possibilità di ripetere il test di ingresso alla facoltà di Medina non è una riforma vera e propria. Il sistema di accesso è sempre lo stesso e non premia i meritevoli. Il ricorso continuerà a rimanere una possibilità concreta per tutti gli aspiranti medici esclusi ingiustamente”.

Roma, 24 ottobre 2022 – Mentre l’Università San Raffaele di Milano ha da poco annunciato la data di apertura delle iscrizioni ai test d’ammissione a Medicina, prevista per il prossimo 25 ottobre, inaugurando la formula della “doppia prova” introdotta dalla riforma, gli addetti ai lavori continuano a rimanere scettici. Gli esperti di Consulcesi, che da anni si occupano di offrire assistenza agli aspiranti medici, non sono convinti che le nuove regole per l’ammissione ai corsi di Medicina, contenute nel decreto pubblicato dal ministero dell’Università lo scorso 28 settembre, siano effettivamente in grado di superare gli attuali limiti del sistema a Numero Chiuso. 

A spiegarne il perché è stato l’avvocato Marco Tortorella, legale Consulcesi, in un webinar intitolato “Test Medicina e ora che succede?” che in poco più di una settimana ha raddoppiato le sue visualizzazioni, passando da 10mila a circa 20mila. “Non è una riforma vera e propria”, spiega Tortorella. “Il sistema di accesso ai test è sempre lo stesso. Sono solo stati raddoppiate le possibilità – aggiunge – consentendo agli studenti di iniziare a farlo al quarto anno di superiori”. Gli studenti quindi verranno selezionati, come già avviene da moltissimi anni, in base a chi svolge la prova migliore. “Insomma, rimane il Numero Chiuso e rimangono i soliti test”, evidenzia il legale. “Quindi non garantisce l’ingresso dei più meritevoli, ma rimane sempre un sistema rigido e difettoso”, aggiunge.

I legali di Consulcesi sono attualmente impegnati nella valutazione delle numerosissime segnalazioni, molte delle quali diventeranno oggetto di ricorsi all’autorità amministrativa. “Qualcosa a cui siamo ormai abituati e che credo che questa riforma non cambierà”, sottolinea Tortorella. 

Negli ultimi 20 anni lo strumento del ricorso alla giustizia amministrativa ha permesso a decine di migliaia di studenti, esclusi ai test di selezione alla Facoltà di Medicina, di iscriversi, di studiare, di fare gli esami e infine di laurearsi. “Le ordinanze del Consiglio di Stato che si sono susseguite negli anni a favore degli studenti ricorrenti confermano ulteriormente che questo sistema è inadatto a selezionare i più meritevoli”, dice Tortorella. “Già nel 2018-2019 il Consiglio di Stato ha addirittura ritenuto inadeguato l’utilizzo della capacità ricettiva degli atenei, cioè quanti studenti possono accogliere nelle loro facoltà, come unico parametro per stabilire i posti disponibili nelle varie facoltà di Medicina. In quell’occasione – prosegue – il Consiglio di Stato ha evidenziato la necessità di considerare nella scelta del numero dei posti anche il fabbisogno nazionale, che sappiamo essere ben superiore rispetto a quanti studenti viene data la possibilità di entrare nella facoltà di Medicina”.

Una vera riforma, secondo il legale di Consulcesi, è quella in cui viene definitivamente abolito il Numero Chiuso. “A mio avviso dovrebbe essere garantito un accesso libero o semilibero – sottolinea Tortorella – al primo anno, strutturando il percorso accademico in modo da spostare più avanti le attività che prevedono l’utilizzo di strumenti che sono pochi. Per poi procedere a una selezione che è comunque anche più naturale. In questo modo si può effettivamente modulare la selezione sull’effettiva capacità degli studenti e in base alle esigenze del nostro sistema sanitario”.

Per questo Consulcesi conferma ancora una volta il suo impegno a fianco degli aspiranti medici affinché venga garantito loro il diritto allo studio e, di conseguenza, il diritto a impegnarsi per realizzare i propri sogni.

Lettera aggiornamento Fondazione

Cari colleghi,

scrivo queste righe per tentare, se possibile, di restituirvi alcune delle emozioni che abbiamo vissuto in queste settimane. Il progetto Consulcesi4Ukraine, del quale vi sto aggiornando costantemente, ha avuto un risvolto inaspettato e emozionante. 

Una bambina della Family Home è stata operata al Gemelli contro il melanoma. 

L’operazione è stata possibile grazie al fatto che abbiamo garantito in questi mesi la prosecuzione dell’assistenza sanitaria e sono felice di dirvi che tutto è andato molto bene! Poi, c’è stata una tornata di virus influenzale che ha colpito molti componenti della Family Home, e anche questa si è conclusa senza particolari difficoltà. 

Per dare conforto e risollevare il morale, abbiamo organizzato una cena Pizza-Party, in collaborazione con Conad che ha fornito pizza calda e supplì, una serata speciale e un po’ diversa nella casa di Valmontone, i bambini erano felicissimi.  

Inoltre, abbiamo acquistato e consegnato due biciclette, utili per le passeggiate e la spesa quotidiana. 

Non abbiamo dimenticato gli amici a quattro zampe, fornendo assistenza veterinaria al gatto della signora più anziana. 

Inoltre, grazie all’impegno di tutti i dipendenti Consulcesi, abbiamo consegnato il vestiario estivo agli ospiti.

A fine maggio, cinque rifugiati sono ripartiti per l’Ucraina, perché la mancanza di casa era diventata insostenibile, soprattutto era tanta voglia di riabbracciare i mariti e i parenti lasciati a casa. Siamo rimasti in contatto, ci hanno scritto nei giorni successivi dai bunker, la situazione non era tranquilla, ma hanno voluto restare. 

Nella settimana dei primi di giugno gli ospiti rimasti hanno ricevuto un regalo speciale: due giorni al mare, a Nettuno, dove hanno avuto la possibilità di distrarsi al mare e i bambini di giocare in serenità.

Infine, la settimana scorsa, anche gli ultimi ospiti rimasti hanno deciso di rientrare in Ucraina. La situazione non è la più tranquilla ovviamente ma per loro l’esigenza di ritrovare le loro case e i loro affetti era diventata una nostalgia incurabile. Del resto fin dall’inizio nessuno di loro aveva manifestato l’intenzione di rimanere qui a lungo, siamo felici che siano potuti tornare. 

Voglio concludere con le parole di Oles, Presidente dell’Associazione cristiani ucraini in Italia: 

“Voi non sapete quanto avete fatto per queste persone. Le avete accolte nel momento della paura e del bisogno, avete offerto loro tutto il necessario per una vita serena. Questo gli ha permesso di sentirsi integri, senza perdita della dignità, come spesso succede in alcune situazioni di rifugiati o immigrati. Oltre a sostenerli e garantire tutto il necessario, avete permesso loro di ricevere una sorta di “riabilitazione psicologica”, che poi ha dato loro la possibilità di scegliere serenamente cosa fare. Senza il vostro aiuto non avrebbero mai sorriso in questo periodo, non avrebbero smesso di piangere”. 

E ora voglio salutarvi con una bella notizia: dopo mesi di lavoro, siamo quasi pronti per levare l’ancora, sciogliere gli ormeggi e partire. Il sogno della Fondazione Consulcesi sta diventando realtà! A breve potremo ufficialmente lanciare il progetto che ci condurrà verso una meravigliosa avventura e che ci permetterà di sostenere nuovi progetti di utilità sociale legati a ambiente, sociale e ricerca scientifica, spinti da un unico obiettivo: far pulsare il cuore Consulcesi, che vive grazie a tutti voi. 

 Un caro saluto,

In Italia è Padel-mania, ma gli esperti avvertono: “contro i traumi in aumento, più prevenzione e preparazione fisica”

“Epicondiliti, borsiti, tendiniti. Sono sempre di più i casi di persone che presentano questi tipi di problematiche a seguito di un approccio scorretto allo sport del momento”. A dirlo è Andrea Grasso, ortopedico e traumatologo che con Consulcesi Club si occupa di formazione ECM per medici e operatori sanitari su una molteplicità di patologie che riguardano muscoli e articolazioni.

Nato a partire dagli anni 70 in Messico, il padel (o paddle) sta oggi dilagando con sorprendente rapidità anche in Italia, raggiungendo numeri da capogiro. Basti pensare che nel 2019 i tesserati alla FIT erano poco meno di 6mila mentre nel 2021 la Federazione ne contava già oltre 55mila.

I proprietari di strutture sportive non hanno tardato a favorire e rispondere ai nuovi desideri degli italiani: gli ultimi dati riportati da Sanità Informazione parlano del +155% campi da padel in più solo nell’arco di un anno (2020-2021), che sono passati da 1.832 a 4.669, sparsi da nord a sud della penisola.

“Il suo successo penso risieda nel fatto che sia considerato molto più come un ‘gioco’ piuttosto che uno sport come può essere percepito invece il tennis, più impegnativo dal punto di vista fisico e mentale”, riflette il dottore.

Giocato in un campo più piccolo rispetto al suo progenitore, il peculiare sport di coppia attira persone di qualunque età ma con una maggiore prevalenza nella fascia 30-55 anni e, come racconta ancora il medico, “anche persone che non hanno mai fatto nulla di particolare, né una base di tennis né soprattutto una base di rinforzo muscolare, o esercizi volti a una corretta biomeccanica dei gesti”.

“Rispetto al tennis dove la maggior parte dei colpi avviene dal basso, sotto i 90 gradi, quindi sotto la spalla che così viene sfruttata relativamente, nel padel si va spesso con mano e braccia al di sopra dell’altezza della spalla, esponendo così tendini e legamenti di questa a sovraccarichi importanti”, spiega l’ortopedico.

Si va dalle infiammazioni dei tendini e della borsa subacromiale, al cosiddetto ‘gomito del tennista’ (epicondilite) fino ai traumi distorsivi di caviglia e ginocchia, causati dai cambi di direzione repentini e brevi che lo sport richiede nel ridotto campo sintetico.

“E devo dire – aggiunge Grasso – nella popolazione più adulta, quindi diciamo gli over 50, stiamo assistendo a parecchie rotture e lesioni del tendine di Achille, oltre a strappi e lesioni muscolari del polpaccio”.

Come conferma anche l’esperienza dell’ortopedico, negli ultimi anni i casi di epicondilite nel tennista si sono ridotti drasticamente, “anche grazie a un miglioramento degli strumenti come la racchetta, allo studio del problema e ai cambiamenti apportati alla preparazione degli sportivi”. Nel padel invece, rimane una delle patologie più diffuse, “anche a seguito dell’utilizzo di una racchetta senza corde e con una superficie ridotta”.

“In casi di dolori, soprattutto se legati a patologie da sovraccarico e ripetitività piuttosto che di origine traumatologica, i giocatori di padel spesso non vogliono fermarsi per fare, si fa per dire, 10 sedute di fisioterapia, scegliendo invece di ricorrere esclusivamente a infiltrazioni di cortisone o di acido ialuronico, terapie che hanno un effetto antinfiammatorio ma che non risolvono il problema nel lungo termine”, prosegue il dottore.

“Trattare il dolore è necessario, ma bisogna arrivare a capirne le cause e agire su queste per evitare che il problema si ripresenti”, conclude il dottore che proprio all’uso alle tecniche infiltrative della spalla dedica un corso ECM aperto a tutti i professionisti della salute.

“Inoltre, sebbene non sia contro l’utilizzo di infiltrazioni e anzi per ginocchia e caviglie ne faccio spesso ricorso, nel caso specifico delle epicondiliti, cosi come per le artrosi, personalmente ritengo più adatte quelle a base di PRP”, specifica Grasso che approfondisce ulteriormente questa tecnica nel corso “Artrosi: il PRP come alternativa terapeutica”.

Quella delle infiltrazioni è una tecnica presente nella medicina italiana ormai da anni ma che necessita di una mano esperta e competente perché, come spiega il dottore, “se per errore ad esempio, si immettesse l’acido ialuronico ad alta densità nel corpo di Hoffa del ginocchio o nella membrana sinoviale, il paziente avrebbe una reazione infiammatoria importante e dolore per almeno un mese”.

È fondamentale dunque sapere dove fare le infiltrazioni “ma anche curare la causa e ancor prima lavorare sulla prevenzione” dedicandosi ad esercizi per migliorare la reattività e l’elasticizzazione, raccomanda infine l’esperto. 

“Agli sportivi dico: fate sempre stretching prima e dopo una partita, e lavorate per la stabilizzazione muscolare. Ai professionisti raccomando il continuo aggiornamento sulle tecniche infiltrative e sui medicinali coinvolti”, conclude Grasso che tra i corsi di formazione accreditati annovera inoltre quello sulle protesi di ginocchio e sulle fratture dell’omero prossimale.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Consulcesi: ferie non godute, l’azienda paga il medico in pensione

Con una sentenza del Tribunale Ordinario di Modena al medico è stato riconosciuto il diritto a ricevere un’indennità per le ferie maturate e non godute in anni di attività.

Ogni anno, 5 milioni di giorni di ferie arretrati per medici e dirigenti sanitari

Le ferie sono un diritto a cui nessun operatore sanitario dovrebbe rinunciare. Non solo. L’azienda è tenuta ad assicurarsi, attivamente e in piena trasparenza, che ogni operatore sanitario fruisca effettivamente delle ferie, mettendolo nelle migliori condizioni per poterlo fare. Questi sono alcuni dei principi comunitari, ribaditi più volte dalla Corte di Giustizia Europea, che hanno ispirato la sentenza recentemente emessa dal Tribunale Ordinario di Modena a favore di un medico che, in tanti anni di lavoro, ha accumulato un numero straordinario di ferie maturate e non godute. Il giudice ha stabilito che il medico ha diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva, aprendo così alla possibilità per altri operatori sanitari di essere risarciti. Ha infatti implicazioni importanti questa sentenza ottenuta grazie all’impegno del network legale Consulcesi & Partners, che ogni giorno raccoglie lo sfogo di migliaia di medici che, per carenze di organico e problemi organizzativi aziendali, si vedono annullati i loro piani ferie e costretti a rinunciare ai giorni di riposo. 

Il tema verrà trattato approfonditamente in una diretta Facebook condotta dall’Avvocato di Consulcesi & Partners Francesco  Del Rio, lunedì 28 febbraio ore 14 al link: https://www.facebook.com/events/1018614642066264/?ref=newsfeed

Sono 5 milioni di giorni di ferie accumulate negli anni e ancora non godute da parte dei medici e dirigenti sanitari del SSN. Tra le cause dichiarate, ci sono difficoltà nell’organizzazione dei servizi e calo progressivo delle dotazioni organiche iniziato dal 2009. Sono i dati diffusi da un recente rapporto di ANAOO ASSOMED, l’associazione dei Medici Dirigenti. Se si unisce l’area medica e quella chirurgica, viene fuori che il 73% degli intervistati ha fra i 30 e gli oltre 120 giorni di ferie non godute.

“Questa nuova sentenza conferma con forza che le ferie retribuite non godute dal medico non sono definitivamente perse”, sottolineano i legali C&P. “Anzi i medici possono legittimamente reclamare il risarcimento del danno patito ovvero, in certi casi, il pagamento di un indennizzo finanziario sostitutivo”, aggiungono. Neanche l’emergenza Covid-19 può annullare questo diritto. “L’azienda sanitaria ha il dovere di organizzare al meglio le turnistiche di lavoro, vigilando perché tutti possano concretamente e pienamente godere – ribadiscono i legali – delle ferie maturate, avvisando i lavoratori delle modalità di utilizzo e dei rischi connessi alla mancata fruizione” – sottolineano i legali – “Il problema delle ferie non godute non è certo nuovo ma esistente già prima della pandemia Covid e da un punto di vista legale, se il medico non riesce a godere delle sue ferie per impedimenti che non dipendono dalla sua volontà ma dal datore di lavoro, ha diritto ad ottenere il pagamento dell’indennità sostitutiva”. 

Per ricorrere alle vie legali la finestra temporale è più ampia di quanto previsto. “La prescrizione inizia a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro e non dall’anno a cui competono i giorni di ferie non goduti”, specifica la sentenza raccolta dai legali. La forza di questi e di altri motivi, da sempre fortemente sostenuti da Consulcesi & Partners per i propri clienti, hanno già persuaso le aziende sanitarie convenute a preferire la strada della transazione, riconoscendo ai sanitari ricorrenti un consistente importo economico, con conseguenti riflessi favorevoli anche sui futuri compensi previdenziali.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Più tutela legale per gli associati alla Cisl Fp: siglata partnership con Consulcesi & Partners

Maggiore sostegno e tutela per i suoi associati tra gli obiettivi annunciati con un video dalla Cisl Funzione Pubblica nel corso del VI Congresso Nazionale concluso da poco a Napoli. È stato siglato l’accordo con Consulcesi & Partners, per assicurare a tutti gli iscritti l’opportunità di accedere ad un servizio completo di consulenza legale e di assistenza, sia giudiziale che stragiudiziale, nelle maggiori aree di interesse: diritto civile, amministrativo, penale, assicurativo, tributario e fiscale, societario, ma anche lavoro e previdenza.

“Vogliamo offrire un servizio fondamentale, che è già presente per altri professionisti come i medici, e che deve essere anche alla portata dei dipendenti nel nostro comparto”, queste le parole di Maurizio Petriccioli, Segretario Generale Cisl Fp all’indomani della partnership.

“In un momento storico che vede la necessità di importanti riforme nella pubblica amministrazione, sentiamo di dover arricchire il sostegno ai nostri associati. Consulcesi, con la sua professionalità e competenza è l’alleato giusto per garantire a questi maggiore giustizia e tutela”, aggiunge Franco Berardi, Segretario Nazionale Cisl Fp

L’accordo permette agli associati Cisl fp di usufruire del servizio “Mio avvocato”: un’attività di consulenza legale a 360 gradi, che copre problematiche relative sia alla sfera lavorativa che a quella privata

Il team di consulenti legali di Consulcesi & Partners è infatti a disposizione di tutti gli iscritti dal primo manifestarsi della controversia fino alla sua risoluzione, attraverso soluzioni personalizzate e aderenti alle necessità del caso. 

I termini dell’accordo. Nello specifico, gli associati Cisl Fp avranno accesso a un numero illimitato di consulenze legali, potranno richiedere l’esame di documenti (per un massimo di tre), e accedere ad una assistenza legale, qualora vi fosse necessario, a condizioni più vantaggiose e su una scontistica appositamente delineata. L’accordo consente inoltre di richiedere la stesura di tre lettere formali di diffida per problematiche riconducibili a diversi ambiti: dall’accesso ad atti amministrativi, alla contestazione in materia di responsabilità sanitaria e di fatture utenze e in materia condominiale. Il professionista iscritto a Cisl Fp può inoltre richiedere agli avvocati di Consulcesi & Partners la stesura di tre pareri legali su quesiti riconducibili a problematiche relative all’esercizio dell’attività lavorativa.

Oltre alla Convenzione citata, e con l’occasione della sede congressuale, il mondo C&P ha poi colto l’opportunità per annunciare anche il nuovo importante servizio su diritto all’oblio, per far rimuovere quei contenuti critici, falsi o scorretti che possano compromettere la professionalità e ledere la reputazione. L’analisi per ogni professionista sanitario è gratuita e un team di esperti elimina le notizie false, i commenti ingiuriosi, le informazioni lesive per l’immagine e i dati trattati illecitamente secondo la normativa vigente e il diritto all’oblio riconosciuto dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea. 

Iscriversi al servizio “Mio Avvocato” è semplice: si può chiamare il numero verde dedicato 800.122.767 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 18:00), oppure attraverso la pagina dedicata alla convenzione Cisl Fp e Consulcesi & Partners.

Ufficio stampa Consulcesi & Partners 380-4648501, Massimo Tortorella

Covid: operatori sanitari allo stremo, tra turni massacranti e minacce da no vax

Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi: “Da quando è scoppiata la quarta ondata siamo stati sommersi da segnalazioni da parte di operatori sanitari: doppi turni non retribuiti, pressioni e minacce da parte dei no vax. È inaccettabile e per questo il nostro servizio di consulenza legale gratuita a disposizione di tutti coloro che necessitano di supporto”

Roma, 19 gennaio 2022 – Sono passati due anni dall’inizio della pandemia, ma la musica è cambiata poco. Non c’è tregua per gli operatori sanitari che, oltre a dover gestire ancora carichi di lavoro disumani, si ritrovano a dover subire pressioni e minacce dal popolo no vax. 

“Da quando è scoppiata la quarta ondata siamo stati sommersi da segnalazioni da parte di operatori sanitari: doppi turni non retribuiti, pressioni e minacce da parte dei no vax”, riferisce Massimo Tortorella, presidente Consulcesi. 

Nel mirino i medici che lavorano negli ospedali, ma anche i medici di famiglia. “Di recente abbiamo fornito consulenza ad un medico di medicina generale – racconta Francesco Del Rio, avvocato di Consulcesi & Partners- che lamentava il fatto di venir minacciato da un paziente che pretendeva il rilascio del certificato di esenzione da vaccino, senza che vi fossero i presupposti previsti dalla legge” 

“Sappiamo di pazienti – continua Tortorella -che in terapia intensiva minacciano gli operatori sanitari, rifiutano le cure e poi cambiano idea. I medici si ritrovano a lavorare in un ambiente ostile e non di rado fanno fatica a interpretare la volontà dei pazienti”.

Se a questo ci aggiungiamo turni impossibili, ferie saltate e ore in più di lavoro non retribuite, è facile immaginare l’attuale stato d’animo degli operatori sanitari. “A pagarne le conseguenze – sottolinea Tortorella – sono anche i cittadini, che hanno diritto di ricevere cure in un ambiente sereno”. 

In realtà, quello dei turni massacranti è un problema annoso. Già più di dieci anni fa l’Unione Europea ha bacchettato l’Italia per il mancato rispetto della direttiva 2003/88/CE che promuove il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori e che stabilisce un orario settimanale massimo di 48 ore, compreso lo straordinario, e un periodo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive. Pur recependo tale direttiva, dal 2008 al 2015 l’Italia ne ha vanificato gli effetti attraverso due diverse normative del 2008 che avevano efficacia solo per gli operatori sanitari. Il 25 novembre 2015 l’Italia si è infatti adeguata, ma solo formalmente, perché nei fatti le violazioni persistono. Sono già tanti i medici e i sanitari che si sono rivolti al network legale di Consulcesi che ha messo a disposizione un servizio di consulenza gratuita per avere informazioni sulla possibilità di tutelarsi, contattando l’800.122.777 oppure direttamente attraverso il sito www.consulcesi.it di Massimo Tortorella

Ossessioni e compulsioni per oltre 3milioni di italiani. Arriva l’Edugaming per formare medici e operatori sanitari

Da Consulcesi il corso Ecm firmato da Giorgio Nardone per arrivare a diagnosi tempestive, ispirato alla serie ‘La Casa di Carta’

Roma, 10 dic. – Dalla pulizia esasperata dell’ambiente domestico al controllo ripetuto delle chiavi dell’auto, fino a comportamenti estremi fortemente limitanti della libertà individuale, accompagnati da carico di angoscia difficile da gestire. Si tratta di alcuni segnali dei disturbi ossessivo-compulsivi, uno spettro di infermità che fa parte delle malattie mentali e coinvolge oltre il 5% della popolazione, senza distinzione tra sessi. L’esordio è mediamente in età adulta, dai 22 ai 35 anni, ma primi sintomi possono manifestarsi nell’infanzia o in adolescenza. 

“I disturbi ossessivo compulsivi sono molto più frequenti di quel che pensiamo, nel nostro Paese esiste una grande parte di sommerso, difficile da individuare e spesso la prima causa è di tipo culturale. E’ quindi importante diffondere informazione su questi disturbi per comprenderli, riconoscerli e affrontarli con il giusto approccio terapeutico – commenta Giorgio Nardone psicoterapeuta e autore di diversi libri sul tema che ha curato il primo corso di formazione professionale rivolto proprio medici di famiglia, pediatri, infermieri, logopedisti oltre che a psicologi e psicoterapeuti, dal titolo  Paziente virtuale: disturbi ossessivo-compulsivo e istrionico di personalità. L’obiettivo del corso è imparare a riconoscere i primi campanelli d’allarme che lasciano presagire lo sviluppo della patologia. “Se individuato in tempo, attraverso un percorso terapeutico personalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo si può completamente superare”, afferma Nardone. 

Il modello di apprendimento proposto dal provider Consulcesi è basato sull’interattività e il gaming. Il corso è infatti ispirato alla nota serie televisiva ‘La Casa di Carta, in uscita in questi giorni.  Negoziare con un rapinatore per salvare degli ostaggi è la sfida proposta ai partecipanti, con l’aiuto di pazienti virtuali, per districarsi tra insidie e difficoltà dell’entrare in relazione utile con chi soffre del disturbo e riuscire ad aiutare sé stesso e gli altri a vivere meglio. Il corso è disponibile gratuitamente su piattaforma Consulcesi Club di Massimo Tortorella e dà 6 crediti utili a completare il triennio formativo in scadenza il 31 dicembre.  

Test medicina. Tortorella (Consulcesi): “Azione legale unica via contro numero chiuso”

 “L’azione legale rimane l’unica opzione contro il numero chiuso”. È la risposta che dà Massimo Tortorella, presidente Consulcesi all’annuncio del Ministro dell’Università Maria Cristina Messa della permanenza del Numero Chiuso anche per il prossimo anno.  Un annuncio che va in senso contrario a quanto dichiarato in precedenza, quando, a pochi giorni dal termine dei test, aveva mostrato interesse e vicinanza agli studenti esclusi e aveva ammesso irregolarità e falle del sistema selettivo. Al dietro front ministeriale, monta la delusione per i migliaia di  studenti esclusi. “Per loro, l’unica via rimane l’azione legale”, dichiara Massimo Tortorella,. Il network legale è subissato di richieste di informazioni, in questi giorni, perché la possibilità di fare ricorso per avere una chance di entrare alla Facoltà di Medicina è agli sgoccioli.  

commenta Tortorella. “Un paradosso tutto italiano è il sistema del numero chiuso, – commenta Tortorella – da un lato la carenza cronica di medici dall’altro la limitazione dell’accesso alla Facoltà. Senza una soluzione, e con una popolazione sempre più longeva e anziana, presto la sanità italiana si troverà ad affrontare una vera e propria emergenza di carenza medici” commenta Tortorella.